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mercoledì 5 settembre 2012

Intervista a Francesco Giorgioni

Francesco Giorgioni, arzachenese, è un giornalista di cronaca che ha scritto per l’Unione Sarda, Il Sardegna, Sardegna 24 ed il Fatto Quotidiano. 

Francesco, Raccontaci un po’ di te. Come ti descriveresti?

Sono uno che osserva il mondo e ne fissa le immagini che più lo colpiscono attraverso la scrittura: scrivere è l’unica cosa che penso realmente  di saper fare. Nella mia vita ho studiato, ripulito spiagge, lavorato come addetto alla sicurezza in Costa Smeralda e, infine, fatto il giornalista. Pensavo fosse un traguardo, prima di scoprire che la vita è un divenire e veri traguardi non ne esistono.  Oggi un vero lavoro non ce l’ho, ma siccome non scrivo solo per soldi ma piuttosto per una esigenza quasi fisiologica sfogo questo bisogno attraverso il mio blog. Ho anche un libro pronto, ma per una inspiegabile forma di pudore non ho mai proposto ad alcun editore di pubblicarlo.

Come vedi questo interesse della sinistra isolana ad istanze di tipo “sovranista”, quali quelle che iRS sta portando avanti?
“La Sardegna è un continente” soleva dire Andres Fiore, animatore di serate ma soprattutto uomo di cultura. Era un romagnolo pieno di charme e decise di vivere in Gallura perché non c’era una terra uguale al mondo.  Parlo di lui perché ho impresso il suo stupore negli occhi, quando con garbo accennava alla inconsapevolezza degli stessi sardi sulle potenzialità della nostra Isola.
Abbiamo peculiarità tutte nostre, risorse ancora inesplorate e dobbiamo credere più in noi stessi, puntare ad una autodeterminazione che deve  nascere dall’orgoglio di essere quelli che più di ogni altro hanno diritto di decidere sulle sorti di questo posto.  Che la sinistra comprenda quanto sia importante valorizzare i nostri punti di forza in un’ottica sovranista  mi pare il risultato di idee e convinzioni che sempre più permeano l’opinione pubblica. E che, bisogna riconoscerlo, sono merito di battaglie e campagne di voi indipendentisti, anime candide della politica intesa come spirito di servizio.


Le infiltrazioni mafiose in Gallura: pericolo sopravvalutato o autentica emergenza?
Oltre alle recenti cronache giornalistiche esiste un documento che chiarisce ogni dubbio: l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Milano Guido Salvini che chiudeva l’indagine Dirty Money sugli investimenti della ‘ndrangheta calabrese in Gallura. Da quell’atto  si capisce quanto la malavita organizzata sappia insinuarsi tra i pezzi forti dell’imprenditoria e della politica locale, molto attente alla liquidità di questi capi criminali. Se n’è parlato poco, certo: toccare i potenti è sempre scomodo.

La specificità Gallurese nell’ambito della nazione Sarda. Dicci la tua.
Noi galluresi  abbiamo il turismo. Non vediamolo con  la solita immagine stantia del principe che costruisce quattro alberghi e dieci ville comprando i terreni per un tozzo di pane e assumendo manovali e guardiani. Se il turismo sta in Gallura è per una serie di ragioni da sommare l’una all’altra: la nostra ospitalità, il nostro incomparabile patrimonio paesaggistico, il fatto che siamo un popolo sostanzialmente pacifico e non soffriamo di pregiudizi  contro chi viene dall’altro lato del mare. Non tutti gli investitori sono colonizzatori o speculatori senza scrupoli,  e forse questo in Gallura lo abbiamo capito prima per esperienza diretta.
Il turismo è un motore che, se giudiziosamente utilizzato, potrebbe avviare tanti altri settori produttivi che oggi arrancano: si chiamano piani di sviluppo integrato. Aggiungo una riflessione: conosco un imprenditore gallurese di fama, Renato Azara, general manager della Sardinia yacht services, che sulla sovranità sarda e gallurese sta conducendo autentiche battaglie culturali. Parla tante lingue e conosce grandi personalità di tutto il mondo, ma la sua convinzione sulla sovranità sarda cresce di giorno in giorno. Battaglie non campate per aria, ma basate sul principio che i nostri marchi e le nostre risorse vadano difese e valorizzate da chi più ne conosce il prestigio.


Vedi realizzabile una piena sovranità della Sardegna nel medio termine?
Dipende da noi, da quanto questa presa di coscienza delle nostre potenzialità sappia radicarsi nell’animo di ogni sardo. I presupposti - nel senso della materia prima, intesa come risorse e competenze – ci sono tutti.

Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?
Primo: attuare il principio della continuità territoriale che mette sullo stesso piano la Sardegna alle altre Regioni italiane. Io, sardo, devo spendere per andare nel Continente quanto un brianzolo spende in treno per spostarsi tra Lombardia e Piemonte, per fare un esempio. Poi cercherei  di restituire popolarità alla politica. Attraverso riunioni di giunta itineranti che prevedano ogni mese il contatto tra governatore e popolazioni locali, ma anche mediante un sistema di informatizzazione che permetta ad ogni sardo di sapere, in tempo reale, cosa la nostra Regione produca per loro. La priorità è restituire alla gente un minimo di fiducia nella propria classe dirigente. Va da sé che parlo di una nuova classe dirigente, non di quella attuale che ha ampiamente fallito su tutti i fronti.

Andrea Randaccio
iRS Gallura

giovedì 16 agosto 2012

Un po' Sardi e un po' no. Forse un po' troppo comodo.


In questa foto, che ho scattato dallo schermo del televisore, a mio avviso si evince uno spaccato del giovane sardo di oggi. Infatti chi non è italiano penserebbe che quei due ragazzi tifano due nazioni diverse, confondendo magari la bandiera sarda con quella georgiana. Certo, quei ragazzi tifano un atleta italiano. In fin dei conti sono italiani: "linguisticamente", "culturalmente", "politicamente". Ma sono anche sardi, per gli stessi motivi (mi permetto tutt'al più di aggiungere "geograficamente").


§ Linguisticamente il giovane sardo capisce la sua lingua quasi sempre, ma sempre meno la parla. La tradizione orale e non scritta è stata una disgrazia per i nuragici, dei quali sapremmo oggi ben di più se essi avessero avuto una qualche forma di scrittura. Oggi non è molto diverso dal tempo del nuraghe, anzi. La progressiva italianizzazione figlia della TV ha reso l'uso della lingua dei nostri padri marginale. Già afflitti da un   falso ed ingiustificato (eppure atavico) sentimento di inferiorità rispetto allo straniero, i sardi come noto spesso provano pudore (per non dire vergogna) a parlare la propria lingua al di fuori di un contesto familiare o strettamente circoscritto al paese. Per il resto del mondo essi sono italiani. Ne parlano la lingua, appunto.
§ Culturalmente quei giovani sardi sono italiani. Ne conoscono storia (italiana appunto, non sarda), sanno degli Etruschi ma non dei sardi nuragici, di Scipione l'africano, ma non di Ichnusa, sanno di Lorenzo il magnifico, ma non di Mariano IV, sanno di Mazzini ma non di Pitzolo. Sono italiani nell'aver studiato gli affluenti del Po e non l'idrografia sarda, nell'aver studiato Dante piuttosto che la Carta del Logu, i monti degli Appennini e non quelli del Limbara. Sono i figli di quella forzata italianizzazione che ci fa consci delle bellezze di Ravenna e ignoranti di quelle di Castelsardo, della bellezza di San Pietro piuttosto che di quella di Saccargia.
§ Politicamente quei due ragazzi sono italiani, in quanto votano all'interno di un sistema politico italiano. Non meno sono sardi, perché potrebbero, utilizzando il medesimo strumento che è il voto, decidere di scindere il destino della loro isola dall'italia. Potrebbero, appunto.

Eppure questi due ragazzi, così inseriti nel contesto politico, culturale, linguistico italiani sentono spontaneamente la necessità di evidenziare questa loro peculiarità, con quella bandiera, quelle fascette. Perchè? Non sarebbe bastato scrivere all'interno della parte bianca della bandiera "Selargius" o "Oschiri" per definire il posto da dove provengono?
Certo è che il loro desiderio di esplicitare la loro differenza è spontaneo. Non meno certo è che questi ragazzi sono italiani. Ecco, questa dicotomia tra sardo ed italiano, tra piccola e grande patria è a mio avviso ciò che sta alla base della particolarità di quella foto. In questa doppia Patria, in questo prendersi il buono dell'una (l'atleta italiano che gareggia alle olimpiadi) e quello dell'altra (l'orgoglio di far parte di una piccola patria).  

Ed è una posizione che io reputo un po' troppo comoda. 


E' infatti comodo sentirsi italiani quando si guarda la Vezzali, e sardi quando si legge dei privilegi della "Casta" che peraltro noi sardi come gli altri italiani abbiamo contribuito a mettere dove sta.

Forse è giunto il momento di rendersi conto che si può andare alle olimpiadi e magari non vincere neppure una medaglia, che si può essere orgogliosi supporter di una squadra che non arriva alle fasi finali di un europeo di calcio, che si può tifare una squadra che quando va bene esce al secondo turno della europa league. Che essere davvero cittadini una piccola patria può essere non meno bello di quello di essere cittadini in un (grande?) patria.
E forse, chissà, potrebbe essere bello scoprire che ci sono altri sport oltre il calcio, altri valori oltre alla vittoria ad ogni costo, che se non vinci la colpa è sempre dell'arbitro e non tua. 
E che magari ci possa essere una qualche soddisfazione a non vedere più le risorse che sarebbero dovute essere usate per le tue strade, i tuoi ospedali, le tue scuole sono davvero spesi per quello e non per alimentare una guerra in Afghanistan, o inutili presidi militari in Libano, Kossovo, o nell'acquisto di modernissimi cacciabombardieri.

Forse, davvero, quei ragazzi potrebbero andare a Londra, a Rio o dovunque ci sarà una olimpiade e tifare un atleta sventolando una sola bandiera, ed essere riconosciuti come cittadini sardi. E non importa se il nostro atleta arriverà penultimo. Alle olimpiadi non vale forse il detto di De Coubertin "
l'importante è partecipare"?



Andrea Randaccio
iRS Gallura


sabato 21 luglio 2012

iRS partecipa alla manifestazione Svegliamoci Sardegna a Santa Teresa



L'intevento del sindaco Mario Satta
iRS, coerentemente con i propri ideali che vedono la sovranità nei trasporti quali uno degli obiettivi imprescindibili della Sardegna,  ha aderito alla manifestazione tenutasi a Santa Teresa il 20 luglio.
Alla manifestazione, organanizzata dal movimento Sardegna Svegliamoci hannno partecipato diversi sindaci del nord Sardegna ed il comitato per la continutà territoriale, ed ha visto una massiccia  partecipazione della popolazione di Santa Teresa e di tanti turisti presenti nella cittadina Gallurese.
Come dettoci iRS ha dato il suo contributo fattivo alla manifestazione: a livello istituzionale con il sindaco di Perfugas Mario Satta, autore di un pregevole intervento, e da un punto di vista operativo con le riprese della manifestazione effettuate dall'attivista di Santa Teresa Antonio Taras e con un contributo sugli aspetti finanziari della gestione Saremar e CIN effettuato da Andrea Randaccio.
Da sempre
iRS ritiene fondamentale la costituzione di una compagnia navale sarda che operi in regime di concorrenza. Il tentativo che è stato effettuato dalla Regione Sardegna con Saremar, che garantisce un servizio limitato ma già con eccellenti risultati economici, dimostra senza timore di smentite che quanto sta accadendo in questi giorni col regalo della Tirrenia alla CIN e che determina sostanzialmente una situazione di monopolio deve essere assolutamente evitato.
Gli attivisti iRS (da destra) Crobe Salvatore (Resp. politico Gallura) Taras Stefania, Taras Antonio (Resp. Organizzazione), Randaccio Andrea (Resp. Comunicazione).
Infatti aumentare la concorrenza tra vettori vuol dire potenziare e diversificare l'offerta ai cittadini. Inoltre dotarsi di una flotta Sarda significa promuovere i nostri prodotti e la nostra cultura, avere un indotto di migliaia di posti di lavoro. Ultimo, ma non meno decisivo, tale azienda verserebbe le imposte direttamente in Sardegna.
iRS sostiene che le risorse per Saremar vadano reperite anche in quei miliardi di euro che l’Italia deve alla Sardegna per via dell'annosa questione entrate.


 

martedì 3 luglio 2012

Flotta Sarda: ma non era impossibile?


Irs Gallura non può che registrare con soddisfazione quanto riportato dagli organi di stampa in relazione ai risultati del primo anno di gestione della flotta Saremar, gestita dalla Regione Sardegna.
Infatti, malgrado da più parti tale operazione fosse stata vista come strumentale, demagogica e foriera di ulteriori passività nel bilancio del socio unico (la Regione Sardegna) pare invece che le cose stiano diversamente, con un utile di oltre 1.147mila euro.


Partita praticamente da zero, con una campagnia pubblicitaria non massiccia e traghetti certo non di ultima generazione, la flotta Sarda suo piccolo resiste e fa attivo, segnale che in fin dei conti creare una propria flotta non è l'ennesima provocazione di quegli inguaribili visionari degli indipendentisti di IRS.  


Ciò dovrebbe far riflettere la regione Sardegna: proprio in questi giorni la Tirrenia è stata regalata ad Onorato, il "cittadino onorario" di Olbia, con un rischio di concentrazione di navi che sa tanto di monopolio. Come giustamente ricordato da Gavino Sale anche recentemente, con quanto lo stato italiano deve alla Sardegna ogni anno si potrebbe comprare per 3 volte l'intera flotta ex Tirrenia, creando una grande flotta Sarda, con possibilità di coprire l'intero network delle rotte marittime da e per la Sardegna.
Cosa che IRS propone da anni.



E' facile immaginare quali introiti nelle casse della nostra Isola potrebbe portare una azienda Sarda delle dimensioni della Tirrenia, in termini di cespiti fiscali (le tasse di una azienda vanno pagate nella regione dove essa ha sede legale) ed possibilità occupazionali dirette e di indotto (manutenzioni, lavanderie, catering ecc..).


Irs Gallura si augura che la regiona Sardegna, presa coscienza della fattibilità del progetto della flotta Sarda, porti avanti con determinazione questo progetto. E non importa chi si prenderà i meriti del successo.
Il bene della Sardegna, per noi, viene prima di tutto.





Andrea Randaccio
IRS Gallura

mercoledì 20 giugno 2012

Intervista a Nino Fancello


Nino Fancello, fotografo e fondatore dell’Associazione Sa Testa, è senz’altro uno dei più noti indipendentisti Sardi. Attualmente a processo per aver preso parte ad una protesta all’interno della base militare italiana di Capo Teulada, ha riscosso solidarietà da tutte le componenti del mondo indipendentista per il suo coraggio e perseveranza.

Nino, raccontaci un po’ di te. Come ti descriveresti.
Mi descrivo come un Olbiese che vendendo da ragazzo la sua città e la Gallura crescere ha capito che qualcosa non funzionava nel modello di sviluppo che ci è stato trasmesso. Certo, il benessere dato dal porto e dall’aeroporto, frutto della felice posizione geografica, e lo sviluppo del turismo costiero della Costa Smeralda  davano posti di lavoro. Ma la contropartita era troppo alta. Significava cedere la i luoghi nei quali da ragazzo si girava liberi. Autentici espropri di sovranità nazionale poi come la base militare della Maddalena, poi, sono semplicemente intollerabili.

E dunque sei diventato indipendentista.
Diciamo che la ribellione a quanto descritto prima è stata un atto naturale, susseguente. Una presa di coscienza di un indipendentismo secondo me presente in ognuno di noi. Questa mia originaria presa di coscienza, dapprima da singolo, la ho poi successivamente condivisa in Sardigna Natzione e talvolta assieme ad altri componenti dei movimenti indipendentisti, con il pensiero, il lavoro, l’attivismo e l’impegno politico.

La specificità gallurese nella nazione Sarda. Dicci la tua.
La Gallura ha evidenti differenze linguistiche e storiche. La lingua innanzitutto, ma anche una penetrazione minima degli influssi spagnoli negli usi e l’architettura molto più presente in altre parti della Sardegna.  Inoltre l’influenza della politica nella nostra area è stata davvero pesante, credo la più pesante tra le regioni della Sardegna. Il bavaglio posto ai Sardi in generale in quest’area è forse ancora più stretto.
Il cumulo di interessi economici unito alla peggiore politica importata dal continente fa della Gallura, una terra naturalmente aperta agli scambi e all’accoglienza un luogo dove spesso chi viene da fuori non sempre è bene intenzionato.

Vedi realizzabile una piena sovranità della Sardegna nel medio termine?
Siamo succubi della 7° potenza industriale del mondo, un paese di 60 milioni di abitanti nel soggioga uno di poco più di un milione e mezzo. La costante demolizione delle nostre tradizioni culturali, economiche, linguistiche è costante. Fin dalla scuola la nostra storia è cancellata. Le nostre risorse alimentari e le loro potenzialità in termini di mercato annichilite dal peso economico di aziende enormi con fatturati e potere di penetrazione per noi irraggiungibili. Le nostre imprese non possono neppure lavorare nel nostro territorio per via di leggi fatte apposta per tenerle fuori. Le sterili lamentele dei nostri politici sono inutili.
Tuttavia io dico che i presupposti ci sono. Certo occorre fare molto in termini di coscienza civica e culturale e rendersi conto di un aspetto fondamentale: solo noi possiamo essere gli artefici della nostra sovranità. Nessuno ci regalerà mai nulla anzi la storia ci insegna che chi è venuto qui è sempre venuto per prendere, mai per dare.
Ma abbiamo potenzialità eccezionali. Una posizione strategica al centro del Mediterraneo, che l’indipendenza esalterebbe, al contrario di chi immagina un’Isola relegata in se stessa. Abbiamo dato all’Italia due presidenti della Repubblica, personalità come Gramsci o Belinguer. Un Perdersi oggi in “se e ma” politici non serve a nulla. Davvero, pensarsi oggi indipendentista significa volesi bene.

Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?
Avrei un compito enorme. Per certo mi circonderei delle migliori “teste” della Sardegna per riscrivere le nostre leggi nella maniera più consona alla nostra cultura, economia ed ambiente. L’indipendenza della Sardegna diverrebbe come una nuova “Rivoluzione Cubana” dove ciò non sia inteso da un punto di vista politico o militare quanto piuttosto come esempio per altri popoli che oggi non sono liberi o che lo sono ma sono male amministrati dai loro politici.

martedì 19 giugno 2012

Avete un incendio? Pagateci il carburante e ve lo spegniamo. La Gallura perde i suoi Canadair e in più si dovrebbe pagare i costi del disservizio.


La cosa avrebbe del paradossale se non fosse che ciò accade in Italia. 
Al furto perpetrato dalla protezione civile (?) italiana che toglie i tre Canadair dalla base olbiese in base ad un presunto problema tecnico per l'atterraggio dei Canadair stessi ( in un aeroporto dove però questi aerei atterrano da circa vent'anni) si viene ad aggiungere la beffa. Alla timida richiesta dell'assessorato regionale di avere almeno uno dei tre aerei nell'aeroporto più vicino alla più grande area boschiva del mezzogiorno d'Italia, lo stato italiano ha richiesto che in quel caso il carburante se lo paghi la regione Sardegna, nella misura di 2mila euro al giorno.
Avete letto bene, qualche riga fa scrivevo che la protezione civile diceva che invece questi aerei ad Olbia non possono atterrare. Magicamente, se la Sardegna se li paga da sè, possono.
Siamo, come d'abitudine quando si ha a che fare con lo stato italiano, alla farsa.
Non solo Olbia ha coperto per anni con i suoi Canadair Gallura, Nuorese, Logudoro ed Ogliastra, ma spesso ha mandato i suoi aerei in Lazio, Campania, ed anche in Corsica. Chi vive qui sa bene quali disastri provochino gli incendi, ed il tributo anche di vite umane pagato dalla Gallura in questa guerra. Un inverno nevoso ed una primavera fresca hanno fatto crescere una copiosa vegetazione stagionale che spesso, anche per la mancata manutenzione dei terreni, sarebbe l'innesco perfetto per un incendio.
Dal momento che la prevenzione costa assai meno del ripristino, pare evidente che mutilare la flotta antincendio della Sardegna è una manovra miope e foriera di disastri.
Ma evidentemente, nella logica italiana dell'emergenza continua al posto della seria pianificazione, è giusto così.

Irs Gallura tuttavia si augura che i consiglieri regionali sardi, così pronti a riportare i loro stipendi a livelli pre-refendum, siano altrettanto rapidi nel trovare le leve politiche per evitare l'ennesimo scippo ai danni della regione Gallura e della Sardegna.


mercoledì 13 giugno 2012

Irs Gallura intervista Gesuino Deiana



Intervista a Gesuino Deiana
Gesuino Deiana, musicista ricercatore della musica Sarda e Gallurese. Fondatore tra gli altri dei Cordas et Cannas di Musicultura Sardegna e di EMMAS, oltre alla ONLUS LUA BenaX, e svariati altri progetti.

Gesuino, Raccontaci un po’ di te. Come ti descriveresti?
Come un eterno studente di antropologia. La passione, nata ai tempi dell’Università La Sapiernza a Roma, mi è rimasta tutta la vita. Oggi il termine “antropologia” è un po’ inflazionato, tuttavia andrebbe inteso prima come studio dell’uomo sotto gli aspetti sociale, culturale, artistico ed espressivo. Lo studio di questi elementi ha permeato il mio lavoro artistico, e mi ha portato naturalmente a fondare LUA BenaX (Latente Università Antropologica), che intende portare avanti una ricerca sotto il profilo antropoligico osservando il territorio in cui appunto veniva praticata la pesca con “sa lua”, sostenendo innanzitutto la protezione ambientale a partire dall'archeologia ed etnografia.
In questo progetto di ricostruzione della memoria storica, che vede interessata anche la mia stessa famiglia, sono coinvolti pure tanti amici ed artisti quali ad esempio Pietro Donadi, Mario Pischedda, Battista Siffu, nonché altri addetti ai lavori. 
Sono tendenzialmente un cultore dell’Armonia. Così come nella musica essa è lo studio della concatenazione armonica degli accordi, credo che nella società la valenza delle nostre azioni all'interno dell’elemento sociale debba essere dettata dalla medesima funzione armonica.
L’armonia, evidentemente, in questo caso va vista nei confronti dell’ambiente e con l’ascolto e rispetto del circostante.


Ti senti indipendentista e se si come lo sei diventato?
Credo di essere sempre stato indipendentista, più nell’animo che politicamente. La presa di coscienza di questo è imprescindibile quando ti ritrovi a cantare canzoni come Su Testamentu, Tancas Serradas ed altri testi in limba di autori che dimostrano la nostra integrità culturale da tempo immemorabile. Del resto la passione per la mia terra, oltre che essere testimoniata dalla produzione artistica è presente nel quotidiano così come nella “celebrazione” di momenti come RomasinoS, che riconduce la fine dell’anno solare al calendario agrario a partire dal 9 Settembre Capidanni. Eventi ed azioni simboliche realizzati ad esempio a Rudalza, Marinella, Monteladu, Madonna del Monte, al Nuraghe “HinkA” Ixja Nuraghe, Li Mizzani a Palau, Museo Galluras, Porto di Olbia, dove il recupero della memoria storica è insieme momento di aggregazione sociale e coscienza ambientale.

La specificità Gallurese nell’ambito della nazione Sarda. Dicci la tua.
La Gallura, più di altre regioni della Sardegna, è passata da una situazione di armonia con la natura e gli spazi che era stata prodotta data dalla società degli Stazzi, ad una dove la dimensione e l’anima dei luoghi vengono visti solo come elementi da riempire di nuove volumetrie a suon di cemento. Il plagio non è solo verso gli spazi che vengono edificati, ma anche verso quelli che non lo sono. Basti pensare allo scempio della flora locale come ginepro, olivastro, mirto, sostituiti dall’oleandro - pianta tossica -mentre abbiamo diverse varietà preziose di rosmarino adatto alla tonificazione dell’ambiente . E’ assolutamente necessario non dimenticarsi delle proprie origini perché è in esse che si trova la via d’uscita dalla crisi. La società dello Stazzo, con i suoi tanti momenti sociali basati sulla reciprocità, quali Manialias o Limosinas come opera di mutualità e rispetto per i nostri avi, propone una visione di compatibilità ambientale ed armonia nei rapporti umani che sarebbe senz’altro da rivalutare.

Vedi realizzabile una piena sovranità della Sardegna nel medio termine?
Senz’altro. Malgrado tutte le varie sfumature del movimento indipendentista, il minimo comune denominatore mi pare certo. Noi siamo Sardi e dobbiamo essere governati da Sardi. Il momento a mio avviso è propizio, molti fattori mi portano a credere in una costante maturazione di un processo di presa di coscienza.
Del resto, la promozione della musica Sarda in questi 34 anni di Cordas et Cannas, dove il successo si è sedimentato anno dopo anno, ed il progetto itinerante Musicalimba, dimostrano con i loro risultati confortanti che l’interesse culturale verso le nostre radici c’è ed è crescente.

Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?
Quest’Isola a mio avviso è uno spazio-luogo che deve generare sicurezza nelle persone che hanno la fortuna di viverci. Pertanto promuoverei il cambiamento, in tutte le sue sfaccettature, siano esse sociali, economiche o ambientali. Sono convinto che l’individuo nella reinterpretazione della propria esistenza abbia l’opportunità di ricreare un mondo bellissimo, come in una bella favola, e che l’armonia tra il bene individuale e quello collettivo diano inizio ad una società felice.




Andrea Randaccio
Irs Gallura

sabato 2 giugno 2012

Salvaguardiamo Capo Testa!

Riprendiamo e pubblichiamo con piacere la petizione indetta da Stafania Taras
di IRS Lungoni

"Petizione per la salvaguardia della falesia arenaria di Cala Spinosa all'interno del SIC di CapoTesta, Santa Teresa Gallura.
L'ambiente e il paesaggio sono patrimonio di tutti, 

i diritti collettivi hanno la precedenza sui diritti privati.

La nostra ricchezza è rappresentata dal nostro territorio, tuteliamolo e amiamolo quanto merita.
Le firme serviranno per sensibilizzare l'amministrazione comunale a farsi garante della tutela del nostro territorio."

Per tutti gli interessati
http://www.firmiamo.it/salvaguardia-di-capo-testa-santa-teresa-gallura

mercoledì 23 maggio 2012

La situazione del Poligono di Quirra

Gli attivisti indipendentisti Bettina Pitzurra di IRS e Nino Fancello di Sardigna Natzione intervistati dalla emittente 5 Stelle.
Le servitù militari italiane in Sardegna sono un autentico scandalo. Decine di migliaia di ettari sottratti al controllo delle amministrazioni locali, improduttivi ed anzi forieri di gravi malattie. Il tutto per alcune decine di posti di lavoro, spesso precari.

A quando padroni in casa nostra?


lunedì 21 maggio 2012

Manifesto politico IRS

Come è giusto in questi casi, quando si apre un blog o sito è bene chiarire di cosa si parla. In questo si parla dell'indipendenza della Sardegna. Se la cosa ti fa sorridere o ti pare irrealizzabile, hai 2 possibilità. Spendere 5 minuti del tuo tempo per dare uno sguardo al nostro manifesto politico, o chiudere questa pagina web.



Open publication - Free publishing


Se hai letto anche sommariamente il documento, e vuoi saperne di più, contattaci: irsgallura@gmail.com


Grazie e..fintz'a s'Indipendentzia! 

martedì 15 maggio 2012

IRS Gallura rivendica la rappresentatività della Provincia Gallura

Uffici indispensabili come il Tribunale, la Questura, la Prefettura, l'INPS, l'Agenzia delle Entrate ed il Provveditorato agli Studi non possono essere chiusi. Aspetti organizzativi semplicemente fondamentali quali la duplicazione di funzione per quadri direttivi, impiegati e funzionari del tutto dimenticati.
Un referendum che la Gallura ha praticamente ignorato (neppure il 27% di votanti) dovrebbe invece ricadere pesantemente sulle teste di cittadini che invece hanno legittimamente eletto i loro rappresentanti.

Un autentico pasticcio creato ad arte da chi necessita di visibilità politica ma che invece è ignorato dal popolo. Se questi estemporanei paladini dello “Spending Review” trovano giusto percepire lauti compensi da deputati o consiglieri regionali, in nome di quale presunto ideale di equità tolgono alla Gallura quell'indipendenza per la quale il territorio ha lottato per almeno 30 anni?

Non meno desideriamo evidenziare che il silenzio tombale dei rappresentanti della Provincia e dei deputati Galluresi. Forse essi speravano in un fallimento dei referendum ma di fatto, pur di non esporsi, hanno consentito il verificarsi di tale situazione.

IRS Gallura rivendica le specificità linguistiche, territoriali, economiche e storiche della Provincia Gallura. Specificità che evidentemente danno fastidio alla casta che si cela dietro il banchetto elettorale dal quale chiedeva " una firma contro gli sprechi della politica".