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lunedì 3 dicembre 2012

iRS Gallura sui ritardi per il ponte del Padrongianus


La chiusura della SS 125 per i lavori di realizzazione del nuovo ponte sul Rio Padrongianus  sta creando gravi disagi per gli abitanti dell’intera area nei rioni di Poltu Quadu e Sa Marinedda ; chi vive  a Multa Maria e al Lido del Sole è infatti costretto a compiere un enorme giro di circa 25 Km per raggiungere la parte sud della città di Olbia, utilizzando una deviazione stradale che, quando i lavori saranno ultimati,  diventerà l’ennesima opera inutile e che comporterà un ulteriore consumo di suolo. Una spesa, quella per la realizzazione della deviazione, che forse si sarebbe potuta evitare con la installazione di un ponte provvisorio e rimovibile.
Per altro, l’opera in questione è anche stata realizzata con molto ritardo (ben cinque anni con un’ incomprensibile chiusura totale del ponte al 20 agosto 2012, praticamente ancora in piena stagione turistica) , arrecando così ulteriori deleterie conseguenze all’economia della zona. Infatti le oltre 30 aziende che gravitano nell’area interessata hanno visto crollare il loro fatturato dal 30 al 50%, con le inevitabili ripercussioni sul piano occupazionale.
IRS Gallura, oltre a confermare il suo impegno nella costante verifica delle tempistiche di realizzazione del progetto, chiede che  l’amministrazione comunale preveda per le aziende penalizzate, una riduzione sul pagamento delle imposte comunali (Imu e Tarsu) al fine di alleviare, almeno in parte, i disagi generati in seguito alla mancata conclusione dei lavori.
Salvatore Crobe  - iRS Gallura

venerdì 26 ottobre 2012

iRS Gallura intervista Marino De Rosas


Marino De Rosas è forse il più conosciuto chitarrista Sardo in attività. Olbiese D.O.C., coniuga gli straordinari virtuosismi tecnici ad un viscerale amore per la sua terra, testimoniato da una produzione musicale nata nel 1965.

Marino, ti va di descriverti?
Descrivermi? Essere auto descrittivi significa, soprattutto, essere autocritici e questo non è quasi mai facile. Comunque ci provo.
Estroverso ma allo stesso tempo riservato. Non amo il clamore, il chiasso e, intimamente, mi sento un po’ vanitoso. Amante del buon umore fin da piccolo ma impulsivo e sanguigno quando mi va storta. Comunque credo di essere un buono (almeno credo). Odio tutto ciò che ritengo ingiusto e, di ingiustizia, purtroppo, ne vedo tanta. A proposito, sai chi ha inventato la Pigrizia?
L’ho inventata io … Meglio domani ciò che si potrebbe fare oggi: ci si allunga la vita..!
Comunque: piuttosto che fare una cosa subito e male, meglio farla più tardi, ma farla meglio.

Ti senti indipendentista e se si come lo sei diventato?
“Libaltai e Sanitai, sei riccu e nò lu sai” (Libertà e Salute, sei ricco e non lo sai) diceva mia nonna gallurese D.O.C.. A parte la salute, amo la libertà più di ogni altra cosa. Questo è il mio concetto di “indipendenza”. A volte mi sento libero, a volte meno. Dipende dal momento politico che si attraversa e questo, è un brutto momento. Liberarsi ed essere indipendenti è sempre stata, ed è, l’aspirazione di ogni Nazione civile. Io mi sento di appartenere alla Nazione Sarda. L’unica mia paura, però, è quella che, saltando dalla padella, potrei finire nella brace …

La specificità della Gallura nell’ambito della nazione Sarda. Dicci la tua.
Mi viene in mente quell’aneddoto in cui si racconta che un tempo i Maddalenini, quando dovevano andare a Palau, dicevano: “.. andemu in Sardigna...”. La Gallura è specifica quanto lo è il Logudoro, il Campidano, la Barbagia e via dicendo ma niente di più. Più o meno come i Nativi d’America (i cosi detti Pellirosse) nella Nazione Indiana. Nonostante queste specificità la Nazione Sarda è, geograficamente e culturalmente, un’entità unica. Non bisogna confondere però le specificità con le divisioni. Altrimenti diamo ragione agli Spagnoli quando dicevano “pocos, locos, ecc…”.

Dal tuo punto di vista la Sardegna potrebbe essere pronta per la piena sovranità nel medio termine?
Dal mio punto di vista la Sardegna è pronta, i Sardi no. Scusa il gioco di parole ma mi spiego meglio. Ipotizzando piena sovranità nell’immediato, la classe dirigente non sarebbe altro che la stessa che attualmente ci governa da Roma. La stessa che in passato aveva deciso per la petrolchimica al posto dell’agricoltura, per il cemento al posto dell’ambiente e via dicendo. Bene o male, chi va al potere ci arriva perché ha il danaro per finanziarsi le campagne elettorali e questo denaro speso, in un modo o nell’altro, deve rientrare. Finora è rientrato attraverso la svendita di risorse che, se fossero state sfruttate meglio, avrebbero potuto dare un futuro migliore alle nuove generazioni. Forse sono un po’ astratto ma il quadro attuale è abbastanza evidente.
No, non siamo ancora pronti. Dobbiamo prima fare un salto di qualità culturale al pari di una vera e propria Rivoluzione. Ci vuole tempo, ancora, in fondo, come ho detto prima a proposito della pigrizia (ma questa volta non per pigrizia), ci allunghiamo la vita …

Ho una notizia per te. Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?
Attivare quanto prima una campagna di propaganda mediatica a tappeto per far capire a “tutti” i Sardi quale immenso valore abbia questa nostra Terra, in modo da imparare a difenderla, proteggerla ed amarla come si ama la propria Madre, infine, fatto ciò, cercare subito uno più bravo di me, trovarlo e … dargli le consegne!


Andrea Randaccio
iRS Gallura


mercoledì 5 settembre 2012

Intervista a Francesco Giorgioni

Francesco Giorgioni, arzachenese, è un giornalista di cronaca che ha scritto per l’Unione Sarda, Il Sardegna, Sardegna 24 ed il Fatto Quotidiano. 

Francesco, Raccontaci un po’ di te. Come ti descriveresti?

Sono uno che osserva il mondo e ne fissa le immagini che più lo colpiscono attraverso la scrittura: scrivere è l’unica cosa che penso realmente  di saper fare. Nella mia vita ho studiato, ripulito spiagge, lavorato come addetto alla sicurezza in Costa Smeralda e, infine, fatto il giornalista. Pensavo fosse un traguardo, prima di scoprire che la vita è un divenire e veri traguardi non ne esistono.  Oggi un vero lavoro non ce l’ho, ma siccome non scrivo solo per soldi ma piuttosto per una esigenza quasi fisiologica sfogo questo bisogno attraverso il mio blog. Ho anche un libro pronto, ma per una inspiegabile forma di pudore non ho mai proposto ad alcun editore di pubblicarlo.

Come vedi questo interesse della sinistra isolana ad istanze di tipo “sovranista”, quali quelle che iRS sta portando avanti?
“La Sardegna è un continente” soleva dire Andres Fiore, animatore di serate ma soprattutto uomo di cultura. Era un romagnolo pieno di charme e decise di vivere in Gallura perché non c’era una terra uguale al mondo.  Parlo di lui perché ho impresso il suo stupore negli occhi, quando con garbo accennava alla inconsapevolezza degli stessi sardi sulle potenzialità della nostra Isola.
Abbiamo peculiarità tutte nostre, risorse ancora inesplorate e dobbiamo credere più in noi stessi, puntare ad una autodeterminazione che deve  nascere dall’orgoglio di essere quelli che più di ogni altro hanno diritto di decidere sulle sorti di questo posto.  Che la sinistra comprenda quanto sia importante valorizzare i nostri punti di forza in un’ottica sovranista  mi pare il risultato di idee e convinzioni che sempre più permeano l’opinione pubblica. E che, bisogna riconoscerlo, sono merito di battaglie e campagne di voi indipendentisti, anime candide della politica intesa come spirito di servizio.


Le infiltrazioni mafiose in Gallura: pericolo sopravvalutato o autentica emergenza?
Oltre alle recenti cronache giornalistiche esiste un documento che chiarisce ogni dubbio: l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Milano Guido Salvini che chiudeva l’indagine Dirty Money sugli investimenti della ‘ndrangheta calabrese in Gallura. Da quell’atto  si capisce quanto la malavita organizzata sappia insinuarsi tra i pezzi forti dell’imprenditoria e della politica locale, molto attente alla liquidità di questi capi criminali. Se n’è parlato poco, certo: toccare i potenti è sempre scomodo.

La specificità Gallurese nell’ambito della nazione Sarda. Dicci la tua.
Noi galluresi  abbiamo il turismo. Non vediamolo con  la solita immagine stantia del principe che costruisce quattro alberghi e dieci ville comprando i terreni per un tozzo di pane e assumendo manovali e guardiani. Se il turismo sta in Gallura è per una serie di ragioni da sommare l’una all’altra: la nostra ospitalità, il nostro incomparabile patrimonio paesaggistico, il fatto che siamo un popolo sostanzialmente pacifico e non soffriamo di pregiudizi  contro chi viene dall’altro lato del mare. Non tutti gli investitori sono colonizzatori o speculatori senza scrupoli,  e forse questo in Gallura lo abbiamo capito prima per esperienza diretta.
Il turismo è un motore che, se giudiziosamente utilizzato, potrebbe avviare tanti altri settori produttivi che oggi arrancano: si chiamano piani di sviluppo integrato. Aggiungo una riflessione: conosco un imprenditore gallurese di fama, Renato Azara, general manager della Sardinia yacht services, che sulla sovranità sarda e gallurese sta conducendo autentiche battaglie culturali. Parla tante lingue e conosce grandi personalità di tutto il mondo, ma la sua convinzione sulla sovranità sarda cresce di giorno in giorno. Battaglie non campate per aria, ma basate sul principio che i nostri marchi e le nostre risorse vadano difese e valorizzate da chi più ne conosce il prestigio.


Vedi realizzabile una piena sovranità della Sardegna nel medio termine?
Dipende da noi, da quanto questa presa di coscienza delle nostre potenzialità sappia radicarsi nell’animo di ogni sardo. I presupposti - nel senso della materia prima, intesa come risorse e competenze – ci sono tutti.

Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?
Primo: attuare il principio della continuità territoriale che mette sullo stesso piano la Sardegna alle altre Regioni italiane. Io, sardo, devo spendere per andare nel Continente quanto un brianzolo spende in treno per spostarsi tra Lombardia e Piemonte, per fare un esempio. Poi cercherei  di restituire popolarità alla politica. Attraverso riunioni di giunta itineranti che prevedano ogni mese il contatto tra governatore e popolazioni locali, ma anche mediante un sistema di informatizzazione che permetta ad ogni sardo di sapere, in tempo reale, cosa la nostra Regione produca per loro. La priorità è restituire alla gente un minimo di fiducia nella propria classe dirigente. Va da sé che parlo di una nuova classe dirigente, non di quella attuale che ha ampiamente fallito su tutti i fronti.

Andrea Randaccio
iRS Gallura

mercoledì 27 giugno 2012

Intervista a Franciscu Pilu


Intervista a Franciscu Pilu
Francesco Pilu è voce front-man, voce e launeddas nei Cordas et Cannas. Poliedrico strumentista, forse il volto più conosciuto del gruppo che comunque non ha un vero leader.
 

Franciscu, ti va di descriverti?
Onestamente non riesco a descrivermi in maniera analitica. Come ognuno di noi, ho tanti fili che mi collegano al mio mondo, che è fatto di affetti, di lavoro, amicizie e passioni, come la musica. Quest’ultima è certo una parte del mio essere, ma non la sola. Non meno, quando salgo sul palco esce fuori una parte di me che ha delle componenti uniche. Certo, conosco il brano che suono o che canto, ma nell’interpretarlo  spesso vengo come assorbito da una dimensione diversa e particolare, nella quale trovo il mio equilibrio.

Ti senti indipendentista e se si come lo sei diventato?
La coscienza delle mie radici l’ho sempre avuta. Da piccolo neppure te ne rendi conto, dal momento che essa è parte di te nella quotidianità. Un fatto che mi ha reso più consapevole della nostra specificità di Sardi è stato il servizio militare, che ti fa confrontare con realtà e costumi diversi. In quel frangente ho meglio compreso ed apprezzato la nostra cultura, in particolare grazie alla musica. Come tutti i giovani ascoltavo la musica inglese degli anni ’70, ma stando fuori dalla Sardegna ero appunto più sensibile a quanto proveniva da “su connottu”. Un giorno mi capita di ascoltare un gruppo di Irgoli. E’ stata come un’illuminazione. Da allora la voglia di comprendere, conoscere ed apprezzare la sardità è stata un elemento costante nella mia vicenda artistica. Dalla consapevolezza delle radici alla consapevolezza sociale il passo è stato breve e naturale.

La specificità della Gallura nell’ambito della nazione Sarda. Dicci la tua.
Il cambiamento culturale ed economico subiti dalla Gallura sono senz’altro i più importanti sia come rapidità sia come importanza. Lo sviluppo della Costa Smeralda ha avuto per la Gallura una valenza pari alla rivoluzione industriale per l’occidente. Finito il sistema degli stazzi, che nel suo essere ancestrale aveva però anche saputo dare un equilibrio alla società ed al rapporto tra uomo ed ambiente, ci siamo trovati allo snaturamento della cultura autoctona. Alla autosufficienza con poco si è sostituito un benessere certo evidente ma forse artificioso e temporaneo.


Dal tuo punto di vista la Sardegna potrebbe essere pronta per la piena sovranità nel medio termine?
Se non è pronta ora… .  Non so cosa ci sia dietro alla società nella quale viviamo. Certo è che da un punto di vista politico come Sardi siamo aggrovigliati in una rete di lacci creati dallo stato italiano, che ci impedisce di essere protagonisti del  nostro presente e di poter da noi stessi modificare le leggi che ci consentirebbero di poterci governare al meglio.
Se invece passiamo dalla politica agli aspetti culturali, l’indipendenza dall’Italia sarebbe questione di una settimana.

Ho una notizia per te. Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?
Sicuramente il lavoro. Trovare soluzioni che portino slancio all’economia nel rispetto delle risorse locali. Togliere questo “tappo” che non ci consente di sviluppare al meglio quanto possiamo e sappiamo fare.



Andrea Randaccio
IRS - Gallura

martedì 19 giugno 2012

Avete un incendio? Pagateci il carburante e ve lo spegniamo. La Gallura perde i suoi Canadair e in più si dovrebbe pagare i costi del disservizio.


La cosa avrebbe del paradossale se non fosse che ciò accade in Italia. 
Al furto perpetrato dalla protezione civile (?) italiana che toglie i tre Canadair dalla base olbiese in base ad un presunto problema tecnico per l'atterraggio dei Canadair stessi ( in un aeroporto dove però questi aerei atterrano da circa vent'anni) si viene ad aggiungere la beffa. Alla timida richiesta dell'assessorato regionale di avere almeno uno dei tre aerei nell'aeroporto più vicino alla più grande area boschiva del mezzogiorno d'Italia, lo stato italiano ha richiesto che in quel caso il carburante se lo paghi la regione Sardegna, nella misura di 2mila euro al giorno.
Avete letto bene, qualche riga fa scrivevo che la protezione civile diceva che invece questi aerei ad Olbia non possono atterrare. Magicamente, se la Sardegna se li paga da sè, possono.
Siamo, come d'abitudine quando si ha a che fare con lo stato italiano, alla farsa.
Non solo Olbia ha coperto per anni con i suoi Canadair Gallura, Nuorese, Logudoro ed Ogliastra, ma spesso ha mandato i suoi aerei in Lazio, Campania, ed anche in Corsica. Chi vive qui sa bene quali disastri provochino gli incendi, ed il tributo anche di vite umane pagato dalla Gallura in questa guerra. Un inverno nevoso ed una primavera fresca hanno fatto crescere una copiosa vegetazione stagionale che spesso, anche per la mancata manutenzione dei terreni, sarebbe l'innesco perfetto per un incendio.
Dal momento che la prevenzione costa assai meno del ripristino, pare evidente che mutilare la flotta antincendio della Sardegna è una manovra miope e foriera di disastri.
Ma evidentemente, nella logica italiana dell'emergenza continua al posto della seria pianificazione, è giusto così.

Irs Gallura tuttavia si augura che i consiglieri regionali sardi, così pronti a riportare i loro stipendi a livelli pre-refendum, siano altrettanto rapidi nel trovare le leve politiche per evitare l'ennesimo scippo ai danni della regione Gallura e della Sardegna.


mercoledì 23 maggio 2012

La situazione del Poligono di Quirra

Gli attivisti indipendentisti Bettina Pitzurra di IRS e Nino Fancello di Sardigna Natzione intervistati dalla emittente 5 Stelle.
Le servitù militari italiane in Sardegna sono un autentico scandalo. Decine di migliaia di ettari sottratti al controllo delle amministrazioni locali, improduttivi ed anzi forieri di gravi malattie. Il tutto per alcune decine di posti di lavoro, spesso precari.

A quando padroni in casa nostra?


lunedì 21 maggio 2012

Manifesto politico IRS

Come è giusto in questi casi, quando si apre un blog o sito è bene chiarire di cosa si parla. In questo si parla dell'indipendenza della Sardegna. Se la cosa ti fa sorridere o ti pare irrealizzabile, hai 2 possibilità. Spendere 5 minuti del tuo tempo per dare uno sguardo al nostro manifesto politico, o chiudere questa pagina web.



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Se hai letto anche sommariamente il documento, e vuoi saperne di più, contattaci: irsgallura@gmail.com


Grazie e..fintz'a s'Indipendentzia!