Francesco Giorgioni, arzachenese, è un giornalista di cronaca che ha scritto per l’Unione Sarda, Il Sardegna, Sardegna 24 ed il Fatto Quotidiano.
Francesco, Raccontaci un po’ di te. Come ti descriveresti?
Sono uno che osserva il mondo e ne fissa le immagini che più lo colpiscono attraverso la scrittura: scrivere è l’unica cosa che penso realmente di saper fare. Nella mia vita ho studiato, ripulito spiagge, lavorato come addetto alla sicurezza in Costa Smeralda e, infine, fatto il giornalista. Pensavo fosse un traguardo, prima di scoprire che la vita è un divenire e veri traguardi non ne esistono. Oggi un vero lavoro non ce l’ho, ma siccome non scrivo solo per soldi ma piuttosto per una esigenza quasi fisiologica sfogo questo bisogno attraverso il mio blog. Ho anche un libro pronto, ma per una inspiegabile forma di pudore non ho mai proposto ad alcun editore di pubblicarlo.
Come vedi questo interesse della sinistra isolana ad istanze di tipo “sovranista”, quali quelle che iRS sta portando avanti?
“La Sardegna è un continente” soleva dire Andres Fiore, animatore di serate ma soprattutto uomo di cultura. Era un romagnolo pieno di charme e decise di vivere in Gallura perché non c’era una terra uguale al mondo. Parlo di lui perché ho impresso il suo stupore negli occhi, quando con garbo accennava alla inconsapevolezza degli stessi sardi sulle potenzialità della nostra Isola.
Abbiamo peculiarità tutte nostre, risorse ancora inesplorate e dobbiamo credere più in noi stessi, puntare ad una autodeterminazione che deve nascere dall’orgoglio di essere quelli che più di ogni altro hanno diritto di decidere sulle sorti di questo posto. Che la sinistra comprenda quanto sia importante valorizzare i nostri punti di forza in un’ottica sovranista mi pare il risultato di idee e convinzioni che sempre più permeano l’opinione pubblica. E che, bisogna riconoscerlo, sono merito di battaglie e campagne di voi indipendentisti, anime candide della politica intesa come spirito di servizio.
Le infiltrazioni mafiose in Gallura: pericolo sopravvalutato o autentica emergenza?
Oltre alle recenti cronache giornalistiche esiste un documento che chiarisce ogni dubbio: l’ordinanza di custodia cautelare del gip di Milano Guido Salvini che chiudeva l’indagine Dirty Money sugli investimenti della ‘ndrangheta calabrese in Gallura. Da quell’atto si capisce quanto la malavita organizzata sappia insinuarsi tra i pezzi forti dell’imprenditoria e della politica locale, molto attente alla liquidità di questi capi criminali. Se n’è parlato poco, certo: toccare i potenti è sempre scomodo.
La specificità Gallurese nell’ambito della nazione Sarda. Dicci la tua.
Noi galluresi abbiamo il turismo. Non vediamolo con la solita immagine stantia del principe che costruisce quattro alberghi e dieci ville comprando i terreni per un tozzo di pane e assumendo manovali e guardiani. Se il turismo sta in Gallura è per una serie di ragioni da sommare l’una all’altra: la nostra ospitalità, il nostro incomparabile patrimonio paesaggistico, il fatto che siamo un popolo sostanzialmente pacifico e non soffriamo di pregiudizi contro chi viene dall’altro lato del mare. Non tutti gli investitori sono colonizzatori o speculatori senza scrupoli, e forse questo in Gallura lo abbiamo capito prima per esperienza diretta.
Il turismo è un motore che, se giudiziosamente utilizzato, potrebbe avviare tanti altri settori produttivi che oggi arrancano: si chiamano piani di sviluppo integrato. Aggiungo una riflessione: conosco un imprenditore gallurese di fama, Renato Azara, general manager della Sardinia yacht services, che sulla sovranità sarda e gallurese sta conducendo autentiche battaglie culturali. Parla tante lingue e conosce grandi personalità di tutto il mondo, ma la sua convinzione sulla sovranità sarda cresce di giorno in giorno. Battaglie non campate per aria, ma basate sul principio che i nostri marchi e le nostre risorse vadano difese e valorizzate da chi più ne conosce il prestigio.
Vedi realizzabile una piena sovranità della Sardegna nel medio termine?
Dipende da noi, da quanto questa presa di coscienza delle nostre potenzialità sappia radicarsi nell’animo di ogni sardo. I presupposti - nel senso della materia prima, intesa come risorse e competenze – ci sono tutti.
Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?Primo: attuare il principio della continuità territoriale che mette sullo stesso piano la Sardegna alle altre Regioni italiane. Io, sardo, devo spendere per andare nel Continente quanto un brianzolo spende in treno per spostarsi tra Lombardia e Piemonte, per fare un esempio. Poi cercherei di restituire popolarità alla politica. Attraverso riunioni di giunta itineranti che prevedano ogni mese il contatto tra governatore e popolazioni locali, ma anche mediante un sistema di informatizzazione che permetta ad ogni sardo di sapere, in tempo reale, cosa la nostra Regione produca per loro. La priorità è restituire alla gente un minimo di fiducia nella propria classe dirigente. Va da sé che parlo di una nuova classe dirigente, non di quella attuale che ha ampiamente fallito su tutti i fronti.
Andrea Randaccio
iRS Gallura
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mercoledì 5 settembre 2012
Intervista a Francesco Giorgioni
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giovedì 16 agosto 2012
Un po' Sardi e un po' no. Forse un po' troppo comodo.
In questa foto, che ho scattato dallo schermo del televisore, a mio avviso si evince uno spaccato del giovane sardo di oggi. Infatti chi non è italiano penserebbe che quei due ragazzi tifano due nazioni diverse, confondendo magari la bandiera sarda con quella georgiana. Certo, quei ragazzi tifano un atleta italiano. In fin dei conti sono italiani: "linguisticamente", "culturalmente", "politicamente". Ma sono anche sardi, per gli stessi motivi (mi permetto tutt'al più di aggiungere "geograficamente").
§ Linguisticamente il giovane sardo capisce la sua lingua quasi sempre, ma sempre meno la parla. La tradizione orale e non scritta è stata una disgrazia per i nuragici, dei quali sapremmo oggi ben di più se essi avessero avuto una qualche forma di scrittura. Oggi non è molto diverso dal tempo del nuraghe, anzi. La progressiva italianizzazione figlia della TV ha reso l'uso della lingua dei nostri padri marginale. Già afflitti da un falso ed ingiustificato (eppure atavico) sentimento di inferiorità rispetto allo straniero, i sardi come noto spesso provano pudore (per non dire vergogna) a parlare la propria lingua al di fuori di un contesto familiare o strettamente circoscritto al paese. Per il resto del mondo essi sono italiani. Ne parlano la lingua, appunto.
§ Culturalmente quei giovani sardi sono italiani. Ne conoscono storia (italiana appunto, non sarda), sanno degli Etruschi ma non dei sardi nuragici, di Scipione l'africano, ma non di Ichnusa, sanno di Lorenzo il magnifico, ma non di Mariano IV, sanno di Mazzini ma non di Pitzolo. Sono italiani nell'aver studiato gli affluenti del Po e non l'idrografia sarda, nell'aver studiato Dante piuttosto che la Carta del Logu, i monti degli Appennini e non quelli del Limbara. Sono i figli di quella forzata italianizzazione che ci fa consci delle bellezze di Ravenna e ignoranti di quelle di Castelsardo, della bellezza di San Pietro piuttosto che di quella di Saccargia.
§ Politicamente quei due ragazzi sono italiani, in quanto votano all'interno di un sistema politico italiano. Non meno sono sardi, perché potrebbero, utilizzando il medesimo strumento che è il voto, decidere di scindere il destino della loro isola dall'italia. Potrebbero, appunto.
Eppure questi due ragazzi, così inseriti nel contesto politico, culturale, linguistico italiani sentono spontaneamente la necessità di evidenziare questa loro peculiarità, con quella bandiera, quelle fascette. Perchè? Non sarebbe bastato scrivere all'interno della parte bianca della bandiera "Selargius" o "Oschiri" per definire il posto da dove provengono?
Certo è che il loro desiderio di esplicitare la loro differenza è spontaneo. Non meno certo è che questi ragazzi sono italiani. Ecco, questa dicotomia tra sardo ed italiano, tra piccola e grande patria è a mio avviso ciò che sta alla base della particolarità di quella foto. In questa doppia Patria, in questo prendersi il buono dell'una (l'atleta italiano che gareggia alle olimpiadi) e quello dell'altra (l'orgoglio di far parte di una piccola patria).
Certo è che il loro desiderio di esplicitare la loro differenza è spontaneo. Non meno certo è che questi ragazzi sono italiani. Ecco, questa dicotomia tra sardo ed italiano, tra piccola e grande patria è a mio avviso ciò che sta alla base della particolarità di quella foto. In questa doppia Patria, in questo prendersi il buono dell'una (l'atleta italiano che gareggia alle olimpiadi) e quello dell'altra (l'orgoglio di far parte di una piccola patria).
Ed è una posizione che io reputo un po' troppo comoda.
E' infatti comodo sentirsi italiani quando si guarda la Vezzali, e sardi quando si legge dei privilegi della "Casta" che peraltro noi sardi come gli altri italiani abbiamo contribuito a mettere dove sta.
Forse è giunto il momento di rendersi conto che si può andare alle olimpiadi e magari non vincere neppure una medaglia, che si può essere orgogliosi supporter di una squadra che non arriva alle fasi finali di un europeo di calcio, che si può tifare una squadra che quando va bene esce al secondo turno della europa league. Che essere davvero cittadini una piccola patria può essere non meno bello di quello di essere cittadini in un (grande?) patria.
E forse, chissà, potrebbe essere bello scoprire che ci sono altri sport oltre il calcio, altri valori oltre alla vittoria ad ogni costo, che se non vinci la colpa è sempre dell'arbitro e non tua.
E che magari ci possa essere una qualche soddisfazione a non vedere più le risorse che sarebbero dovute essere usate per le tue strade, i tuoi ospedali, le tue scuole sono davvero spesi per quello e non per alimentare una guerra in Afghanistan, o inutili presidi militari in Libano, Kossovo, o nell'acquisto di modernissimi cacciabombardieri.
Forse, davvero, quei ragazzi potrebbero andare a Londra, a Rio o dovunque ci sarà una olimpiade e tifare un atleta sventolando una sola bandiera, ed essere riconosciuti come cittadini sardi. E non importa se il nostro atleta arriverà penultimo. Alle olimpiadi non vale forse il detto di De Coubertin "l'importante è partecipare"?
Andrea Randaccio
iRS Gallura
venerdì 3 agosto 2012
Intervista a Giovanni Masala
Giovanni, ti va di
descriverti?
E’ certamente
difficile descriversi, dicoamo che ho fatto della mia passione (la lingua
sarda) un lavoro, anche se non sono diventato, ma non era questo l’obiettivo.
Insegno sardo all’univeristà di Stoccarda (città in cui vivo) e di Zurigo , il più bel lovoro del mondo! E inoltre il mio professore di Stoccarda, Georg Maag, mi
ha aiutato a fondare Sardinnìa, la collana studi sulla Sardegna, di cui io sono
il curatore. Finora abbiamo pubblicato 12 volumi, uno all’anno, su svariati
argomenti sardi. Un click su questo sito: http://www.sardinnia.it
mostra in breve i nostri sforzi.
Come è conosciuta la Sardegna in Germania? Che idea ha quel popolo di noi?
Ti senti
indipendentista e se si come lo sei diventato?
Reputi che la Gallura abbia
delle specificità nell’ambito della nazione Sarda? Dicci la tua.
Per quanto riguarda i
miei interessi scientifici e personali, la sua specificità linguistica e
culturale, deve essere preservata, prima di tutto introducendo in tutte le scuole
elementari galluresi due o tre ore obbligatorie della variante locale,
esattamente come già si fa con l’inglese.
Dal tuo punto di vista
la Sardegna potrebbe essere pronta per la piena sovranità nel medio termine?
Sicuramente potrebbe
essere pronta ma è necessario che nel breve termine si punti al federalismo
alla tedesca, in cui lo stato detiene alcuni
ministeri, mentre il resto è di competenza delle regioni. Ma è fondamentale che
a breve termine in Italia, al posto del senato, venga istituito il cosiddetto
“Bundesrat” ovvero il Senato delle Regioni, formato dai preseidenti dei governi
regionali e tre o quattro assessori, che una volta al mese si riunirebbe a Roma
per discutere e approvare le leggi di competenza regionale. A seconda delle
scadenze elettorali delle singole regioni il Bundesrat potrà essere di
maggioranza di destra o di sinistra. Solo così le regioni italiane, ed anche la
Sardegna, avranno davvero più poteri. Purtroppo la “attuale” proposta italiana
per l’istituzione del senato delle regioni non prevede un sistema “tedesco” ma
un senato in cui una giunta regionale non ha neanche diritto di voto, pertanto
esautorato. Incredibile!
Ho una notizia per te.
Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua priorità?
Questa davvero è una
domanda problematica e potrei darti una risposta “deformata” professionalmente.
Che si introducano finalmente due o tre ore di Sardo nella variante locale
nelle scuole elementari e che si assumano, solo a questo scopo, di concerto con
il ministero, 3-400 insegnanti. Così dalla consapevolezza ed il prestigio della
lingua locale dopo 10 o 15 ani si potrebbe passare a discutere di lingua
unificata o comune.
Visto che vuoi darmi
spazio ascolta i 9 minuti di musica e immagini dall’opera lirica i Shardana del
nostro Ennio Porrino: ti verranno i brividi.
iRS Gallura
sabato 21 luglio 2012
iRS partecipa alla manifestazione Svegliamoci Sardegna a Santa Teresa
![]() |
| L'intevento del sindaco Mario Satta |
iRS, coerentemente con i propri ideali che vedono la sovranità nei trasporti quali uno degli obiettivi imprescindibili della Sardegna, ha aderito alla manifestazione tenutasi a Santa Teresa il 20 luglio.
Alla manifestazione, organanizzata dal movimento Sardegna Svegliamoci hannno partecipato diversi sindaci del nord Sardegna ed il comitato per la continutà territoriale, ed ha visto una massiccia partecipazione della popolazione di Santa Teresa e di tanti turisti presenti nella cittadina Gallurese.
Come dettoci iRS ha dato il suo contributo fattivo alla manifestazione: a livello istituzionale con il sindaco di Perfugas Mario Satta, autore di un pregevole intervento, e da un punto di vista operativo con le riprese della manifestazione effettuate dall'attivista di Santa Teresa Antonio Taras e con un contributo sugli aspetti finanziari della gestione Saremar e CIN effettuato da Andrea Randaccio.
Da sempre iRS ritiene fondamentale la costituzione di una compagnia navale sarda che operi in regime di concorrenza. Il tentativo che è stato effettuato dalla Regione Sardegna con Saremar, che garantisce un servizio limitato ma già con eccellenti risultati economici, dimostra senza timore di smentite che quanto sta accadendo in questi giorni col regalo della Tirrenia alla CIN e che determina sostanzialmente una situazione di monopolio deve essere assolutamente evitato.
Alla manifestazione, organanizzata dal movimento Sardegna Svegliamoci hannno partecipato diversi sindaci del nord Sardegna ed il comitato per la continutà territoriale, ed ha visto una massiccia partecipazione della popolazione di Santa Teresa e di tanti turisti presenti nella cittadina Gallurese.
Come dettoci iRS ha dato il suo contributo fattivo alla manifestazione: a livello istituzionale con il sindaco di Perfugas Mario Satta, autore di un pregevole intervento, e da un punto di vista operativo con le riprese della manifestazione effettuate dall'attivista di Santa Teresa Antonio Taras e con un contributo sugli aspetti finanziari della gestione Saremar e CIN effettuato da Andrea Randaccio.
Da sempre iRS ritiene fondamentale la costituzione di una compagnia navale sarda che operi in regime di concorrenza. Il tentativo che è stato effettuato dalla Regione Sardegna con Saremar, che garantisce un servizio limitato ma già con eccellenti risultati economici, dimostra senza timore di smentite che quanto sta accadendo in questi giorni col regalo della Tirrenia alla CIN e che determina sostanzialmente una situazione di monopolio deve essere assolutamente evitato.
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| Gli attivisti iRS (da destra) Crobe Salvatore (Resp. politico Gallura) Taras Stefania, Taras Antonio (Resp. Organizzazione), Randaccio Andrea (Resp. Comunicazione). |
Infatti aumentare la concorrenza tra vettori vuol dire potenziare e diversificare l'offerta ai cittadini. Inoltre dotarsi di una flotta Sarda significa promuovere i nostri prodotti e la nostra cultura, avere un indotto di migliaia di posti di lavoro. Ultimo, ma non meno decisivo, tale azienda verserebbe le imposte direttamente in Sardegna.
iRS sostiene che le risorse per Saremar vadano reperite anche in quei miliardi di euro che l’Italia deve alla Sardegna per via dell'annosa questione entrate.
iRS sostiene che le risorse per Saremar vadano reperite anche in quei miliardi di euro che l’Italia deve alla Sardegna per via dell'annosa questione entrate.
martedì 3 luglio 2012
Flotta Sarda: ma non era impossibile?
Infatti, malgrado da più parti tale operazione fosse stata vista come strumentale, demagogica e foriera di ulteriori passività nel bilancio del socio unico (la Regione Sardegna) pare invece che le cose stiano diversamente, con un utile di oltre 1.147mila euro.
Partita praticamente da zero, con una campagnia pubblicitaria non massiccia e traghetti certo non di ultima generazione, la flotta Sarda suo piccolo resiste e fa attivo, segnale che in fin dei conti creare una propria flotta non è l'ennesima provocazione di quegli inguaribili visionari degli indipendentisti di IRS.
Ciò dovrebbe far riflettere la regione Sardegna: proprio in questi giorni la Tirrenia è stata regalata ad Onorato, il "cittadino onorario" di Olbia, con un rischio di concentrazione di navi che sa tanto di monopolio. Come giustamente ricordato da Gavino Sale anche recentemente, con quanto lo stato italiano deve alla Sardegna ogni anno si potrebbe comprare per 3 volte l'intera flotta ex Tirrenia, creando una grande flotta Sarda, con possibilità di coprire l'intero network delle rotte marittime da e per la Sardegna.
Cosa che IRS propone da anni.
E' facile immaginare quali introiti nelle casse della nostra Isola potrebbe portare una azienda Sarda delle dimensioni della Tirrenia, in termini di cespiti fiscali (le tasse di una azienda vanno pagate nella regione dove essa ha sede legale) ed possibilità occupazionali dirette e di indotto (manutenzioni, lavanderie, catering ecc..).
Irs Gallura si augura che la regiona Sardegna, presa coscienza della fattibilità del progetto della flotta Sarda, porti avanti con determinazione questo progetto. E non importa chi si prenderà i meriti del successo.
Il bene della Sardegna, per noi, viene prima di tutto.
Andrea Randaccio
IRS Gallura
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mercoledì 27 giugno 2012
Intervista a Franciscu Pilu
Intervista a Franciscu Pilu
Francesco Pilu è voce front-man, voce e launeddas nei Cordas et Cannas. Poliedrico strumentista, forse il volto più conosciuto del gruppo che comunque non ha un vero leader.
Franciscu,
ti va di descriverti?
Onestamente
non riesco a descrivermi in maniera analitica. Come ognuno di noi, ho tanti
fili che mi collegano al mio mondo, che è fatto di affetti, di lavoro, amicizie
e passioni, come la musica. Quest’ultima è certo una parte del mio essere, ma
non la sola. Non meno, quando salgo sul palco esce fuori una parte di me che ha
delle componenti uniche. Certo, conosco il brano che suono o che canto, ma
nell’interpretarlo spesso vengo come assorbito
da una dimensione diversa e particolare, nella quale trovo il mio equilibrio.
Ti
senti indipendentista e se si come lo sei diventato?
La
coscienza delle mie radici l’ho sempre avuta. Da piccolo neppure te ne rendi
conto, dal momento che essa è parte di te nella quotidianità. Un fatto che mi
ha reso più consapevole della nostra specificità di Sardi è stato il servizio
militare, che ti fa confrontare con realtà e costumi diversi. In quel frangente
ho meglio compreso ed apprezzato la nostra cultura, in particolare grazie alla
musica. Come tutti i giovani ascoltavo la musica inglese degli anni ’70, ma
stando fuori dalla Sardegna ero appunto più sensibile a quanto proveniva da “su
connottu”. Un giorno mi capita di ascoltare un gruppo di Irgoli. E’ stata come
un’illuminazione. Da allora la voglia di comprendere, conoscere ed apprezzare
la sardità è stata un elemento costante nella mia vicenda artistica. Dalla
consapevolezza delle radici alla consapevolezza sociale il passo è stato breve
e naturale.
La
specificità della Gallura nell’ambito della nazione Sarda. Dicci la tua.
Il
cambiamento culturale ed economico subiti dalla Gallura sono senz’altro i più
importanti sia come rapidità sia come importanza. Lo sviluppo della Costa
Smeralda ha avuto per la Gallura una valenza pari alla rivoluzione industriale
per l’occidente. Finito il sistema degli stazzi, che nel suo essere ancestrale
aveva però anche saputo dare un equilibrio alla società ed al rapporto tra uomo
ed ambiente, ci siamo trovati allo snaturamento della cultura autoctona. Alla
autosufficienza con poco si è sostituito un benessere certo evidente ma forse
artificioso e temporaneo.
Dal
tuo punto di vista la Sardegna potrebbe essere pronta per la piena sovranità
nel medio termine?
Se
non è pronta ora… . Non so cosa ci sia
dietro alla società nella quale viviamo. Certo è che da un punto di vista
politico come Sardi siamo aggrovigliati in una rete di lacci creati dallo stato
italiano, che ci impedisce di essere protagonisti del nostro presente e di poter da noi stessi
modificare le leggi che ci consentirebbero di poterci governare al meglio. Se invece passiamo dalla politica agli aspetti culturali, l’indipendenza dall’Italia sarebbe questione di una settimana.
Ho
una notizia per te. Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la tua
priorità?
Sicuramente
il lavoro. Trovare soluzioni che portino slancio all’economia nel rispetto
delle risorse locali. Togliere questo “tappo” che non ci consente di sviluppare
al meglio quanto possiamo e sappiamo fare.Andrea Randaccio
IRS - Gallura
mercoledì 20 giugno 2012
Intervista a Nino Fancello
Nino Fancello, fotografo e fondatore
dell’Associazione Sa Testa, è senz’altro uno dei più noti indipendentisti
Sardi. Attualmente a processo per aver preso parte ad una protesta all’interno
della base militare italiana di Capo Teulada, ha riscosso solidarietà da tutte
le componenti del mondo indipendentista per il suo coraggio e perseveranza.
Nino, raccontaci un po’ di te. Come ti
descriveresti.
Mi descrivo come un Olbiese che vendendo da ragazzo
la sua città e la Gallura crescere ha capito che qualcosa non funzionava nel
modello di sviluppo che ci è stato trasmesso. Certo, il benessere dato dal
porto e dall’aeroporto, frutto della felice posizione geografica, e lo sviluppo
del turismo costiero della Costa Smeralda
davano posti di lavoro. Ma la contropartita era troppo alta. Significava
cedere la i luoghi nei quali da ragazzo si girava liberi. Autentici espropri di
sovranità nazionale poi come la base militare della Maddalena, poi, sono
semplicemente intollerabili.
E dunque sei diventato indipendentista.
Diciamo che la ribellione a quanto descritto prima è stata un atto naturale, susseguente. Una presa di coscienza di un indipendentismo secondo me presente in ognuno di noi. Questa mia originaria presa di coscienza, dapprima da singolo, la ho poi successivamente condivisa in Sardigna Natzione e talvolta assieme ad altri componenti dei movimenti indipendentisti, con il pensiero, il lavoro, l’attivismo e l’impegno politico.
Diciamo che la ribellione a quanto descritto prima è stata un atto naturale, susseguente. Una presa di coscienza di un indipendentismo secondo me presente in ognuno di noi. Questa mia originaria presa di coscienza, dapprima da singolo, la ho poi successivamente condivisa in Sardigna Natzione e talvolta assieme ad altri componenti dei movimenti indipendentisti, con il pensiero, il lavoro, l’attivismo e l’impegno politico.
La specificità gallurese nella nazione Sarda. Dicci
la tua.
La Gallura ha evidenti differenze linguistiche e storiche. La lingua innanzitutto, ma anche una penetrazione minima degli influssi spagnoli negli usi e l’architettura molto più presente in altre parti della Sardegna. Inoltre l’influenza della politica nella nostra area è stata davvero pesante, credo la più pesante tra le regioni della Sardegna. Il bavaglio posto ai Sardi in generale in quest’area è forse ancora più stretto.
La Gallura ha evidenti differenze linguistiche e storiche. La lingua innanzitutto, ma anche una penetrazione minima degli influssi spagnoli negli usi e l’architettura molto più presente in altre parti della Sardegna. Inoltre l’influenza della politica nella nostra area è stata davvero pesante, credo la più pesante tra le regioni della Sardegna. Il bavaglio posto ai Sardi in generale in quest’area è forse ancora più stretto.
Il cumulo di interessi economici unito alla
peggiore politica importata dal continente fa della Gallura, una terra
naturalmente aperta agli scambi e all’accoglienza un luogo dove spesso chi
viene da fuori non sempre è bene intenzionato.
Vedi realizzabile una piena sovranità della
Sardegna nel medio termine?
Siamo succubi della 7° potenza industriale del
mondo, un paese di 60 milioni di abitanti nel soggioga uno di poco più di un
milione e mezzo. La costante demolizione delle nostre tradizioni culturali,
economiche, linguistiche è costante. Fin dalla scuola la nostra storia è
cancellata. Le nostre risorse alimentari e le loro potenzialità in termini di
mercato annichilite dal peso economico di aziende enormi con fatturati e potere
di penetrazione per noi irraggiungibili. Le nostre imprese non possono neppure
lavorare nel nostro territorio per via di leggi fatte apposta per tenerle
fuori. Le sterili lamentele dei nostri politici sono inutili.
Tuttavia io dico che i presupposti ci sono. Certo occorre fare molto in termini di coscienza civica e culturale e rendersi conto di un aspetto fondamentale: solo noi possiamo essere gli artefici della nostra sovranità. Nessuno ci regalerà mai nulla anzi la storia ci insegna che chi è venuto qui è sempre venuto per prendere, mai per dare.
Tuttavia io dico che i presupposti ci sono. Certo occorre fare molto in termini di coscienza civica e culturale e rendersi conto di un aspetto fondamentale: solo noi possiamo essere gli artefici della nostra sovranità. Nessuno ci regalerà mai nulla anzi la storia ci insegna che chi è venuto qui è sempre venuto per prendere, mai per dare.
Ma abbiamo potenzialità eccezionali. Una posizione
strategica al centro del Mediterraneo, che l’indipendenza esalterebbe, al
contrario di chi immagina un’Isola relegata in se stessa. Abbiamo dato
all’Italia due presidenti della Repubblica, personalità come Gramsci o
Belinguer. Un Perdersi oggi in “se e ma” politici non serve a nulla. Davvero,
pensarsi oggi indipendentista significa volesi bene.
Diventi presidente della Sardegna: quale sarebbe la
tua priorità?
Avrei un compito enorme. Per certo mi circonderei
delle migliori “teste” della Sardegna per riscrivere le nostre leggi nella
maniera più consona alla nostra cultura, economia ed ambiente. L’indipendenza
della Sardegna diverrebbe come una nuova “Rivoluzione Cubana” dove ciò non sia
inteso da un punto di vista politico o militare quanto piuttosto come esempio per
altri popoli che oggi non sono liberi o che lo sono ma sono male amministrati
dai loro politici.
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